Nato da una visual novel (un tipo di videogioco RPG simile ad un romanzo interattivo) alquanto bizzarra e a tratti piccante dell’azienda Type-Moon, e poi diventato un pilastro dell’animazione grazie alla sua sconcertante qualità visiva, la serie di Fate ad oggi è una delle più rinomate e originali saghe degli ultimi anni. Una saga che ancora oggi può essere considerata “bizzarra” per via della sua gestione e poca linearità, formata da una serie di universi e storie alternative all’originale, ma che vale la pena quanto meno provare ad iniziare.

DI COSA PARLA FATE?

Partiamo da un presupposto, riferito alla medesima domanda: mai farla. Perché, se fatta con leggerezza, non porterebbe ad altro se non confusione all’ignaro neofita che tenta di capire come orientarsi. Quasi ogni serie di Fate, infatti, è una risposta a sè stante. La maggior parte di esse presenta una storia completamente diversa dall’altra, con pochi riferimenti l’una all’altra. Fortunatamente però ogni serie presenta un elemento che, per quanto mutabile, resta fisso al centro della narrazione: la Guerra per il Santo Graal, la coppa onnipotente capace di esaudire ogni desiderio.

Essa non è una guerra intesa come tale, quanto più uno scontro mortale tutti contro tutti, in cui sette maghi ottengono il rango di “Master” dopo aver evocato un “Servant” ciascuno, ossia spiriti di eroi, di persone di grande importanza nella storia, di personaggi mitici o perfino divinità, provenienti da ogni epoca della storia, sia passata che futura, divisi in sette classi principali: Saber, Archer, Lancer, Caster, Rider, Assassin e Berserker.

I sette Servant della Quinta Guerra del Graal, di cui parleremo a breve

FATE/STAY NIGHT E UNLIMITED BLADE WORK: DA DOVE TUTTO È INIZIATO

Uscito nel 2005 prima come gioco e poi come manga ed anime e riproposto con uno stile più moderno nel 2021, Fate/stay night (Fate/Unlimited Blade Work nel remake) è il prodotto originale della saga e ciò da cui essa inizia.

Ambientata nella città giapponese di Fuyuki, la storia si svolge con al centro della Quinta Guerra del Graal lo studente delle superiori Emiya Shirou. Sopravvissuto alla Quarta Guerra del Graal e adottato dall’enigmatico Kiritsugu Emiya, Shirou è completamente esterno al conflitto magico imminente, fino a quando accidentalmente non rimane coinvolto a scuola nello scontro tra Archer, evocato dalla studentessa Rin Tohsaka, e Lancer, il quale pur di mantenere la Guerra segreta inseguirà e tenterà di uccidere il ragazzo, fallendo quando esso accidentalmente evocherà l’ultimo Servant mancante: Saber. Da questo punto in poi, Shirou viene costretto dai suoi stessi ideali a combattere nella Guerra del Santo Graal, affinché esso non cada in mani sbagliate.

“I ask of you, are you my Master?”

Ottimo come approccio alla saga (e nelle animazioni nel caso di UBW) essendo l’esempio più fedele al concetto originale di Guerra del Graal, Stay Night è lontano dall’essere il prodotto migliore della saga. La trama ha un esecuzione lineare ed efficace, con pochi episodi riempitivi o flashback non necessari, e una serie di colpi di scena che ribaltano completamente la percezione degli antagonisti e protagonisti, portando quasi a provare pietà per coloro che, a primo avviso, sono i cattivi. Sfortunatamente però, la serie è tutto tranne che perfetta. Al di fuori di Saber, del preferito dei fan Lancer e pochi altri personaggi secondari, molti Master e Servant non potranno che risultare caratterialmente odiosi agli occhi degli spettatori, rischiando di fare perdere la voglia allo spettatore di seguire le loro vicende.

A sinistra i due Master protagonisti, Emiya Shirou e Tohsaka Rin. A destra il Servant di Tohsaka, Archer. Al centro invece la Servant di Shirou, Saber

FATE/ZERO E HOLLOW ATARAXIA: IL PASSATO E IL FUTURO DI EMIYA SHIROU

Un altro dei pregi di Stay Night (ma non di UBW, o almeno non del tutto) è la sua espansione narrativa. Infatti, è l’unico filone narrativo, o “Route” se si vuole re andare più sul tecnico, a ricevere dei prequel e sequel diretti nella loro storia, con Fate/Zero e Fate/Hollow Ataraxia. Opere sulle quali non mi esprimerò molto, non avendole ancora recuperate, ma che non possono non essere citate.

Fate/Zero è un altro esempio di Guerra del Santo Graal gestita con fedeltà al concetto originale. Essa parla della Quarta Guerra del Graal, ambientata sempre a Fuyuki, e prende come suoi protagonisti nientemeno che Kiritsugu Emiya, accompagnato da Irisviel von Eizenberg (madre di uno dei futuri Master della successiva guerra) e la stessa Saber che anni dopo verrà nuovamente evocata da Shirou. Un’opera che perde completamente di piccantezza, a favore però di una cruenza seconda solo ad un’altra serie di Fate che verrà presentata in questo articolo, ma che risulta necessaria da vedere per approfondire alcune questioni sennò incomprensibili di Stay/Night.

Dall’alto verso il basso: Berserker, Caster, Archer, Rider, Lancer, Assassin e nuovamente la Saber “originale”

Fate/Hollow Ataraxia è invece ambientato due settimane dopo Stay Night, con la fine della Guerra del Santo Graal, e la rianimazione di tutti coloro che sono morti durante il conflitto, Servant compresi. La tranquillità della nuova vita offerta agli Spiriti Eroici inizia però a venire minata da misteriose sparizioni, un loop temporale che si resetta ogni quattro giorni e l’apparizione di una dei primi Servant con una “classe speciale” della saga: Angria Maryu, di classe Avenger.

In alto, Angria Maryu. In basso, un ormai ambientata nel mondo moderno Saber.

FATE/CARNIVAL PHANTASM: UNA FETTA DI RISATE NEL MEZZO DEL SANGUE

Fate non è una serie adatta a tutti i palati. Crudele con i suoi personaggi, sono pochi i momenti che possono fare ridere o anche solo sorridere, almeno nelle prime serie. Ed è per questo che, in concomitanza a Stay Night nacque Carnival Phantasm. Una serie di piccoli spezzoni di massimo dieci minuti (spesso crossover con altre serie di Type-Moon) incentrati solo sul fare ridere il pubblico, e portare un po’ di leggerezza agli spettatori con gag alle volte demenziali quanto divertenti.

Un breve esempio di quanto Carnival Phantasm possa essere delirante. Il titolo dice già tutto.

FATE/EXTRA: LA SERIE DA CUI TUTTO CAMBIÒ

Nato nel 2010 come gioco per la PlayStation Portable e adattato come serie animata nel 2018, fin dalla sua prima apparizione come gioco di ruolo Fate/Extra fù il primo di una lunga serie di universi alternativi facenti parte della vasta realtà di Fate, e il primo a riformulare e modificare il concetto di “Guerra Santa”.

La storia inizia dopo la Quarta Guerra del Graal, quando le “Vene di Drago” (il flusso di magia del pianeta) iniziano ad esaurirsi in tutto il globo, portando a crisi e lotte per le risorse non solo tra i maghi, ma per tutta l’umanità. Per arginare la crisi, nel 2030 parte dell’umanità venne inviata sulla luna, e collegata alla Moon Cell: una tecnologia aliena con la capacità, insieme al sistema SE.RA.PH, di scatenare all’interno del proprio mondo digitale delle Guerre del Santo Graal artificiali, e replicare il potere della coppa onnipotente. I protagonisti questa volta non sono Emiya Shirou e la sua Saber, bensì un ragazzo senza memoria di nome Hakuno Kishikami e un altra Saber, che per quanto simile nell’aspetto è tutto tranne che collegata con la già conosciuta spadaccina in blu, i quali dovranno unire le forze così da scalare i vari piani del mondo artificiale creato dalla Moon Cell, fino a raggiungerla e ottenere così il potere di salvare il mondo.

Per quanto sia un prodotto indubbiamente valido e ben riuscito, l’anime di Fate/Extra non regge del tutto il paragone con i suoi predecessori su vari aspetti. Le animazioni rimangono un gradino sotto a quelle di UBW, apparendo alle volte confusionarie, e la narrazione in confronto al gioco è alle a sua volta confusionaria, oltre che gestita in velocità. In compenso, seppur alle volte vittime della narrazione, i personaggi di Fate/Extra risultano ben gestiti, con caratterizzazioni e motivazioni potenzialmente migliori dei personaggi originali. Per di più, prendendosi una notevole libertà narrativa, Extra presenta al pubblico un nuovo tipo di rapporto tra Master e Servant tramite i Demi-Servant: Master che, per motivi avversi, sono finiti fusi ai loro Servant, e che combattono direttamente usando i loro poteri.

Hakuno Kishikami, e la sua Servant Saber, la cui identità sarà una sorpresa alquanto curiosa per il pubblico Italiano

FATE/APOCRYPHA: QUANDO NETFLIX MISE LE MANI SUL SANTO GRAAL

Nato tra il 2010 e il 2014 come Light Novel e manga, e poi animato nel 2017 come esclusiva Netflix, Fate/Apocrypha è un altro universo alternativo a Stay Night, che prende la formula originale della Guerra del Santo Graal e la moltiplica insieme a molti aspetti di Fate per… Sette

La trama infatti gira attorno ad una “finta” Guerra del Graal, chiamata Guerra del Graal Maggiore, tra l’istituzione ecclesiastica guidata da Tokisada Amakusa Shirou e la famiglia nobile degli Yggdramillemia, le cui fazioni (definite Rosse per la chiesa e Nera per gli Yggdramillemia) finiranno per ingaggiare battaglia con sette Servant a testa, uno per gli ogni classe. La storia però non ruota attorno a nessuno di questi Master o Servant, bensì vede come suoi protagonisti Sig, un Omuncolo (umano artificiale) creato dal Caster Nero come alimentatore per i suoi golem, e Jeanne d’Arc, una Servant della classe speciale Ruler, incaricata di sorvegliare lo svolgimento di Guerre del Graal anomale, come quella che porta avanti la narrazione.

In pieno stile Fate, la storia non è mai lineare come sembra, e i capovolgimenti di fronte sono all’ordine del giorno, ribaltando la percezione dello spettatore di chi sono i veri protagonisti e chi gli antagonisti, entrambi nel bene o nel male dal carattere sfaccettato e apprezzabile. Il comparto grafico inoltre, soprattutto nelle puntate finali, aumenta qualitativamente a dismisura, grazie anche alle animazioni fatte in piano sequenza: tecnica che diminuisce i dettagli ma aumenta la fluidità e la brillantezza della scena, con pochi tagli. Anche questo prodotto purtroppo non è però perfetto. Apocrypha è infatti il Fate più crudo mai trasposto su schermo, con macabrezza e violenza maggiormente calcati, specie nelle scene che riguardano l’Assassin Nero che, detto senza girarci attorno nel suo caso, non è altri che Jack lo Squartatore.

A destra, l’Omuncolo impreparato alla vita Sig. A sinistra Jeanne d’Arc, senza ombra di dubbio uno dei migliori Servant di tutto Fate.

FATE/GRAND ORDER: IL PUNTO DI CONGIUNZIONE DI OGNI FATE

Nato nel 2015 come gioco Mobile, arrivato poi in Europa solo nel 2022, e proiettato tra il 2016 e il 2022 come anime e film, Fate/Grand Order è il progetto più ambizioso e longevo che Type-Moon abbia mai dedicato alla saga dei Master e dei Servant.

La storia si presenta non come la solita Guerra del Santo Graal, bensì come una battaglia per il destino del mondo. A causa di un anomalia nella storia, è prevista la fine del flusso temporale entro l’inizio dell’anno 2017. Per prevenire ciò, la Fondazione per la Sicurezza di Chaldea ha riunito grandi quantità di maghi alla ricerca di un candidati adatto a viaggiare indietro nel tempo fino alla Quinta Guerra del Graal (la stessa di Stay Night) tramite la tecnologia del “Rayshift”. Tuttavia, a causa di eventi nefasti colui che finirà a viaggiare fino alla “Singolarità” di Fuyuki non sarà nessuno dei candidati originali, bensì lo scartato Fujimaru Ritsuka, il quale finirà per diventare il Master della Semi-Servant di classe Shielder Mash Kyrielight, viaggiando non solo fino a Fuyuki ma anche tra più epoche del passato. Dal combattere nella Francia della Guerra dei Cento anni, passando ad imbarcarsi con gli Argonauti, fino al fronte demoniaco di Babilonia.

Di tutti i Fate, non esito a dire che Grand Order sia quello riuscito meglio sotto molti aspetti. La trama è solida, ed una ventata di novità per la serie con i suoi viaggi nel tempo. I personaggi sono interessanti e sempre ben apprezzabili, tra nuovi Servant inediti e vecchie facce anche reinterpretate. La violenza, soprattutto nell’anime, è ai minimi storici. Le animazioni sono vivaci, dinamiche e brillanti nei colori. Soprattutto nel finale, paragonabile per certi versi alla battaglia finale di Avengers Endgame. La serie ha però un solo ma alquanto grande problema… La distribuzione. Delle nove Singolarità (le sette principali, quella di Fuyuki e la Singolarità finale) facenti parti della storia di Fate/Grand Order, solo quattro di esse sono state trasposte in un anime, e solo sei sono state rese un manga, costringendo lo spettatore quindi a leggere la wiki dedicata alla serie o a giocare una visual novel dalla qualità grafica discutibile pur di avere il quadro generale della trama.

Al centro l’ultimo Master della storia, Fujimaru Ritsuka. Sopra di lui al centro Mash Kyrielight, a sinistra il direttore di Chaldea Romani Archman, e a destra la sua Servant di Classe Caster… Leonardo da Vinci?

Prima di passare al prossimo (ed ultimo) Fate, ci tengo ad aprire una parentesi a riguardo del titolo, il quale non è solo per la presenza di Servant come Jeanne, la Saber rossa o i Servant della Guerra di Fuyuki. Ma perché, di fatto, il gioco con i suoi eventi è un punto di congiunzione tra tutti i Fate esistenti. Un esempio di ciò è la possibilità di poter utilizzare come Caster Sig, o il cameo di Hakuno Kishikami durante un evento dedicato a Draco, una variante bestiale della Saber Rossa. Tutte cose che, sfortunatamente, non hanno mai trovato spazio nell’anime o nel manga di Grand Order, ma che rendono comunque questo capitolo della saga la congiunzione di ogni serie.

Il mio attuale Sig, ottenuto tramite il negozio in cambio di valute ottenibili giocando

FATE/STRANGE FAKE: IL NUOVO FIORE ALL’OCCHIELLO DELL’ANIMAZIONE DI TYPE-MOON

Una tra le serie più recenti tra i tanti prodotti targati Fate, Strage Fake nasce nel 2015 come manga e poi viene riproposto tra il 2024 e il 2026 come anime dalla distribuzione peculiare (era prevista in origine una puntata di un ora all’anno) ma dalla qualità pressoché indiscutibile.

Ambientato nel 2009 nella fittizia cittadina di Snowfield, la storia inizia con la narrazione di un’altra finta Guerra del Graal, organizzata dallo stesso governo americano e caratterizzata questa volta dalla presenza di soli sei Servant (escluso Saber), indetta non solo per forzare l’apparizione del Santo Graal ma anche per risolvere questioni territoriali ormai da secoli tenute in sospeso. Sarà con l’evocazione “accidentale” di Saber e il suo contratto con Ayaka Sajyou che la situazione andrà fuori controllo, e che una vera Guerra del Santo Graal prenderà piede con l’evocazione di altri sei “veri” Servant.

Tra una trama fitta di quesiti, nuove facce e vecchi Servant, attualmente non trovo molto altro da dire a riguardo di Fate/Strange Fake se non un grande elogio allo stile delle animazioni. E non perché non lo abbia visto, ma bensì perché ancora in sviluppo. Attualmente la serie animata conta solo sette puntate, e nemmeno il manga per quanto anni luce avanti non ha ancora trovato una sua conclusione. Strange Fake risulta dunque una serie ancora piena di sorprese, da recuperare al più presto, finché possibile mettersi in pari con essa.

A sinistra, Ayala Sajyou. A destra, il vero (e unico) Saber della Guerra del Graal

Sconsigliata a chi più sensibile alla violenza, Fate è dunque una serie alquanto confusionaria di principio. Un primo e vasto multiverso narrativo, fatto di più storie sparse in ancora più media. Una serie che a primo impatto non offre una vera attrazione, ma che sa stupire ed ammirare per i suoi personaggi. Soprattutto i Servant, sempre al centro della scena con le loro abilità stupefacenti, le animazioni che tolgono il fiato e le loro reinterpretazioni alle volte bizzarre ma mai scontate.

Di Giorgio